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Gli Stati Uniti e la Shoah

Gli Stati Uniti e la Shoah: per molte persone questo tema può apparire lontano dagli eventi odierni, tuttavia, alcuni mesi fa, in una nota trasmissione televisiva, un giornalista, parlando dei problemi derivanti dall’immigrazione in Italia, affermò che durante la Seconda Guerra mondiale gli Stati Uniti avevano accolto un gran numero di emigrati e rifugiati, tra cui moltissimi ebrei europei. Agli occhi di uno storico queste affermazioni appaiono semplicemente errate, frutto della mancanza di un vero approfondimento della storia contemporanea, ritenuta, purtroppo, sempre più un ambito di ricerca inutile, così facile e insulso che qualunque persona, anche senza competenze specifiche, può parlarne e scriverne a piacimento.

 

Durante la persecuzione e lo sterminio per molti ebrei europei l’America rappresentò una ambita e quasi irraggiungibile meta di emigrazione, un’ancora di salvezza in quegli anni terribili e devastanti. Al contempo, per le amministrazioni Roosevelt il destino degli ebrei europei divenne una vera e propria “questione ebraica”, di difficile soluzione e fonte di innumerevoli scontri nell’arena politica. Nonostante le rassicurazioni formali, gli Stati Uniti non misero mai in atto delle serie iniziative per salvare l’ebraismo europeo; diversi fattori politici contribuirono a rafforzare le restrittive Leggi sull’immigrazione, inoltre, i problemi sociali ed economici del tempo plasmarono l’opinione pubblica e diedero spazio all’antisemitismo che influenzò, altresì, le decisioni riguardanti i rifugiati.

 

La monografia Gli Stati Uniti e la Shoah intende fornire una dettagliata analisi storica non soltanto dell’azione governativa, ma anche dell’opinione pubblica americana, attraverso lo studio delle maggiori testate giornalistiche, per capire lo sviluppo della posizione statunitense verso la crisi dei rifugiati e la Shoah.

 

Il saggio Gli Stati Uniti e la Shoah permetterà di comprendere il peso di diversi e preponderanti fattori dell’ambito politico e sociale riguardo alla “questione ebraica” nell’America degli anni Trenta e Quaranta: l’indifferenza e l’astio verso i rifugiati da parte della società americana nel suo complesso; l’esistenza di paradigmi di pensiero nativista, restrizionista e antisemita; le priorità di politica estera e interna dell’amministrazione Roosevelt, che resero irrealizzabile ogni tipo di aiuto per i profughi ebrei. Questi elementi si congiunsero determinando la scelte politiche americane nel momento più drammatico per l’ebraismo europeo.

 

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