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La politica estera della Francia in Africa

Il 5 dicembre 2013, il Presidente francese François Hollande annunciò la sua intenzione di inviare delle truppe nella Repubblica Centrafricana per contenere la violenza scatenata nel Paese dall’odio tribale. Circa un anno prima, l’11 gennaio del 2013, il Capo dello Stato francese aveva dichiarato che il dispiegamento delle forze armate nel Mali aveva lo scopo di fermare i gruppi terroristici presenti nel Nord del Paese. Questi due interventi avrebbero potuto destare sorpresa dato il passato coloniale della Francia, la sua situazione finanziaria ed economica; infatti, il Governo aveva varato un imponente taglio delle spese di bilancio e prevedeva di eliminare dal settore della difesa, dal 2015 al 2019, 24.000 posti di lavoro. Ciò poteva far pensare che la politica estera della Francia avrebbe cercato di evitare di partecipare ai conflitti africani. Tuttavia, anche negli anni della decolonizzazione, la politica estera della Francia si basava sulla volontà di mantenere una continuità nelle azioni militari. Negli anni Novanta, vi furono molte critiche verso la politica estera della Francia in Africa, dovendo cambiare rapidamente linea di indirizzo. In questo periodo di fine della Guerra Fredda, ebbe inizio anche il disimpegno francese.

 

Dopo lo scandalo del Ruanda nel 1994, il Paese ha mostrato meno prontezza ad intervenire militarmente nel continente africano. La politica estera della Francia si è indirizzata verso l’assistenza alle ex repubbliche sovietiche. Inoltre, in quel tempo, era in corso la costruzione di una più forte e integrata Unione Europea, e la Francia non desiderava essere messa da parte dagli altri Paesi.

 

La politica estera della Francia in Africa si è modificata a partire dai primi anni Novanta, indotta dalla fine della Guerra Fredda, dall’emergere di una nuova generazione di politici francesi e da una serie di sconfitte sul piano internazionale, come il sostegno al dittatore dello Zaire Mobutu. Inoltre, scandali molto pubblicizzati dai media, per esempio il traffico di armi in Angola, hanno minato la tolleranza dell’opinione pubblica verso l’impegno nazionale nell’Africa sub-sahariana.

 

I cambiamenti strutturali delle forze armate, compresa la drastica riduzione del numero e dell’ampiezza delle basi militari tra il 1997 e il 2002, dimostravano quanto la Francia non potesse più mantenere l’influenza che aveva negli anni Sessanta e Settanta.

 

Nel 2002, solo pochi anni dopo numerosi fallimenti nell’Africa sub-sahariana e un grande cambiamento nella politica estera francese verso l’Africa, nessuno sia spettava che l’amministrazione di Jacques Chirac avrebbe deciso di intervenire in Costa d’Avorio.

 

Dal 1995, sotto la presidenza di Jacques Chirac, l’esercito francese ha sviluppato un nuovo approccio strategico: per evitare di essere risucchiato in conflitti civili e etnici ha accettato di far parte di missioni di peacekeeping, come l’intervento in Costa D’Avorio del 2003, sotto l’egida di organizzazioni come l’Unione Africana e le Nazioni Unite.

 

Progressivamente, la politica estera della Francia in Africa ha previsto nuovi interventi diretti, soprattutto nei Paesi in cui sussistevano degli interessi specifici.

 

L’articolo La politica estera della Francia in Africa sarà pubblicato anche su Storico.org e Storia in Network.

 

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