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La primavera araba in Tunisia: Islam, democrazia e politica

La primavera araba in Tunisia è iniziata quando le manifestazioni di massa hanno costretto il Governo, guidato dal Presidente Zine el Abidine Ben Ali, a dimettersi nel gennaio del 2011.

 

Nell’ottobre dello stesso anno, la Tunisia ha tenuto le sue prime elezioni libere e il principale Partito islamista moderato, Ennahda, ha vinto la maggioranza dei seggi dell’Assemblea Costituente Nazionale, che aveva l’incarico di redigere una nuova Costituzione. Tuttavia, Ennahda non ha ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi, dovendo, quindi, formare una troika con il Congresso per la Repubblica e con il Forum Democratico per il Lavoro e le Libertà (Ettakatol).

 

Dopo tre anni di depressione economica, numerose dimostrazioni e la formazione di svariati Esecutivi, l’Assemblea Nazionale Costituente ha ratificato la nuova Costituzione nel gennaio del 2014.

 

Nel dicembre 2010 la rivoluzione dei Gelsomini pone fine al regime corrotto di Ben Ali. Ma il quadro è reso complesso dai retaggi di un colonialismo mai completamente superato e dall’uso della religione per ottenere legittimazione politica. La nuova costituzione del 2014 sembra aver dato maggiore stabilità al Paese.

 

La primavera araba in Tunisia ha dato vita ad una forma di democrazia che non si allinea perfettamente con la definizione occidentale del termine.

 

Per comprendere la forma statuale e politica della Tunisia dopo la primavera araba dobbiamo analizzare la storia politica del Paese dal periodo del colonialismo francese fino alla recente ratifica della Costituzione.

 

Il saggio La primavera araba in Tunisia è stato pubblicato in esclusiva da Storia in Network.

 

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