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La Shoah in Romania

Prima della Seconda Guerra mondiale la popolazione ebraica in Romania ammontava a 756.930 unità, rappresentando il 2,2% della popolazione complessiva, la terza più grande comunità ebraica d’Europa dopo quelle di Polonia e Unione Sovietica. In Moldavia e in Bessarabia la percentuale saliva al 7-10%. Durante l’Olocausto furono uccisi circa 400.000 ebrei rumeni, di questi 250.000 persero la vita per mano dei connazionali. La Shoah in Romania è stata una tematica rimasta assente dal dibattito storiografico per molti decenni, tanto da essere definita “l’Olocausto dimenticato” dal rabbino capo rumeno Alessandru Şafran. La Shoah in Romania rimane ancora oggi uno degli aspetti più controversi, soggetta ad interpretazioni che vanno dalla negazione dell’avvenuto genocidio ebraico all’esaltazione dell’opera di salvataggio degli ebrei romeni.

 

La storiografia recente ha documentato come durante il Secondo Conflitto mondiale il Governo romeno intraprese azioni violente e genocidarie nei confronti della popolazione ebraica. Mentre l’antisemitismo, molto diffuso nel Paese, è stato propagandato dalle élite e dai politici alle classi popolari, l’attuazione pratica del genocidio ebraico romeno è avvenuto grazie ad una serie di Leggi e di atti promulgati dall’Esecutivo. La Shoah in Romania fu eseguita materialmente da soldati, ufficiali e cittadini romeni in base ad una presupposta legalità dell’eliminazione sistematica della comunità ebraica.

 

La storia politica e geopolitica della Romania nel periodo 1916-1941 è estremamente complessa, così come la sua posizione nella narrazione della “soluzione finale”.

 

Gli anni compresi tra la creazione del regno romeno nel 1878 e l’inizio della Prima Guerra mondiale furono relativamente stabili e prosperi per il Paese. Nel 1916 la Romania entrò in guerra a fianco delle potenze Alleate; nel maggio del 1918 il Trattato di Bucarest con la Germania le fornì ampie concessioni territoriali, infatti, ottenne la Bessarabia, che faceva parte della Russia e aveva dichiarato la propria indipendenza pochi mesi prima, la Bucovina dall’Austria, la Transilvania e il Banato dall’Ungheria. Durante il periodo tra i due conflitti la Romania era solita definirsi România Mare, grande Romania.

 

Sotto il profilo delle relazioni internazionali, la Romania era strettamente legata alla Francia, la cui cultura e lingua rappresentavano dei modelli per le élite nazionali, e la cui politica estera aveva permesso l’espansione territoriale dopo il Primo Conflitto mondiale.

 

L'articolo La Shoah in Romania sarà pubblicato anche su Free Ebrei, rivista online di identità ebraica contemporanea.

 

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