Homepage / pubblicazioni / Le radici storiche dell’antisemitismo islamico
Correttore di bozze - Esperta di testi - Traduttrice - Correttore di bozze - Esperta di testi - Traduttrice -

Le radici storiche dell’antisemitismo islamico

La paura esistenziale che sta dietro gran parte dell’antisemitismo islamico e arabo ricorda il paradigma nazista dell’odio antiebraico e lo fa sembrare particolarmente dinamico, volatile e persino genocidiario nelle sue implicazioni. Un rifiuto radicale di tutte le caratteristiche occidentali e la convinzione che solo l’Islam sia la soluzione si sono uniti ad una visione di Israele come nemico e minaccia mortale.

Israele e gli ebrei sono percepiti non solo come una minaccia militare, politica, e economica per gli arabi e l’Islam, sono anche un simbolo di tutte le fobie provocate dal secolarismo e dai “veleni” della cultura occidentale-pornografia, AIDS, prostituzione, musica rock, Hollywood, il consumismo di massa, la criminalità, la droga e l’alcolismo.

Una delle caratteristiche più evidenti del contemporaneo antisemitismo islamico è la staticità dei suoi stereotipi. Gli ebrei sono costantemente denigrati come irrimediabilmente malvagi, corrotti, immorali, intriganti, ingannevoli, creature avide, vilipesi come razzisti, colonialisti e fascisti, “vampiri” che succhiano sangue arabo.

Una caratteristica centrale dell’antisemitismo islamico è stata e rimane il rifiuto categorico di accettare il diritto di Israele ad esistere e la sua legittimità morale. Questa premessa fondamentale è stata aggravata da un’educazione inesorabilmente diretta verso l’odio per Israele e per gli ebrei. In questa propaganda, Israele è il capro espiatorio per la continua incapacità araba di raggiungere l’unità politica, lo sviluppo economico, o altri obiettivi nazionali. La frustrazione per la mancata modernizzazione ha portato ad uno spostamento di rabbia verso gli ebrei e lo Stato ebraico come “agente dell’imperialismo occidentale, della globalizzazione, e di una cultura modernista invasiva nella regione”.

Gli israeliani sono semplicemente una accozzaglia di senza radici, ebrei nomadi che illegalmente hanno usurpato una terra che non era propria al fine di creare uno Stato “nazificato” sulla base di sogni di dominazione del mondo come stabilito nei Protocolli. Israele è un’entità “artificiale” e uno Stato malvagio, che sfrutta la religione giudaica “imperialista” e il suo concetto di “popolo eletto” per strappare sempre più terra araba; è simile alla diffusione di un cancro che deve essere rimosso chirurgicamente.

L’antisemitismo islamico ha sempre avuto un caratteristica politica molto forte che deriva dalla intensità del conflitto arabo-israeliano. Ma la dimensione territoriale del conflitto israelo-palestinese non deve farci dimenticare il fatto che l’antisemitismo ha una dinamica autonoma. Sussiste una distintiva struttura sottostante l’ideologia antisemita arabo-musulmana, al di là delle circostanze politiche immediate, della propaganda dei governi, del conflitto territoriale con Israele e dell’uso strumentale di stereotipi e simboli anti-ebraici importati dall’Occidente.

 

Il saggio è stato pubblicato in esclusiva da L'Informale.

 

Puoi leggere direttamente l'intera pubblicazione

Comments are closed.