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Repubblica Centrafricana: retaggio coloniale e conflitti etno-religiosi

La costruzione statuale rimane spesso in Africa un processo incompiuto, a causa della persistente fragilità economica e politica, e del contesto interno instabile.

 

L’autorità politica in Africa si è trasformata in un’Istituzione di potere personale piuttosto che in una leadership istituzionale.

 

I leader hanno usato le affiliazioni etniche e religiose, sotto forma di relazioni clientelari, per mantenere il potere politico minando il potenziale per la nascita del patriottismo e del processo di nation-building.

 

Lo Stato è divenuto il mezzo attraverso il quale le élite politiche africane hanno per decenni arricchito loro stesse, privilegiando i propri interessi personali rispetto alle necessità di sviluppo delle popolazioni e dei Paesi di appartenenza.

 

Molti Stati africani hanno sperimentato al loro interno violenti conflitti, causati dalle leadership politiche che tentavano di mantenere o usurpare il potere per mezzo di milizie armate, eserciti ribelli, e criminalità. Ciò ha portato al persistente indebolimento delle Istituzioni statuali, delle strutture democratiche e sociali, così come all’instaurarsi di un’economia vacillante incapace di integrare la maggior parte della popolazione.

 

Un simile scenario appartiene a tutti i Paesi africani che rientrano nella categoria degli “Stati falliti”, di cui la Repubblica Centrafricana è un caso esemplificativo per la distruttività delle dinamiche etniche, politiche e, negli ultimi anni, anche religiose.

 

La mancata evoluzione statuale e istituzionale della Repubblica Centrafricana è comprensibile solamente attraverso un’analisi storica che comprenda un esame della colonizzazione francese, del suo retaggio in ambito amministrativo e politico, e del ruolo della Francia dopo l’indipendenza formale del Paese.

 

Il fallimento della Repubblica Centrafricana come Stato democratico pone inquietanti interrogativi sulla reale capacità, e volontà, delle élite politiche africane di gestire efficacemente dei processi di nation-building in contesti etnici, religiosi e geopolitici complessi.

 

Il saggio è stato pubblicato da Storia in Network.

 

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