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Sangue di strega, romanzo neogotico di Alexander Douglas

È con grande piacere che www.espertoditesti.it pubblica in esclusiva un brano del romanzo neogotico Sangue di strega di Alexander Douglas, tradotto dall’inglese da Daniela Franceschi per conto dello stesso autore. Titolo originale: Witch's blood.

 

romanzo neogotico

 

Una folata di vento gelido lo accolse appena sceso dalla corriera, portando con sé le foglie dei tigli che circondavano Place de la Libertè, un nome troppo altolocato per la piazza di un piccolo paese della campagna marsigliese.

Rimase per un attimo fermo in mezzo al piazzale, nel freddo imbrunire delle tipiche sere della fine di ottobre.

Una copiosa pioggia iniziò a ricoprire la strada, mentre all’orizzonte si stavano addensando ancora più minacciose nuvole color orbace, illuminate, di tanto in tanto, da lampi zigzaganti.

Alzò lo sguardo in alto e vide un castello medievale perfettamente conservato, cupo e maestoso, con una torre campanaria che rintoccava le 21.30. La parte alta di Château Saint Gervaise, adagiata su una specie di dosso, presentava il tipico aspetto di un castello medievale: mura spesse, due torri di vedetta, una chiesa e il campanile adiacente. All’interno della cinta muraria era tutto un pullulare di case. Da quello che poteva osservare, si accedeva alla parte superiore da diversi accessi, quasi nascosti dal fittissimo abitato, tra cui una salita fino alla porta di ingresso delle mura. Le case si affacciavano direttamente sulla strada; gli abitanti potevano sapere, e sapevano certamente, tutto ciò che accadeva.

In quanti stavano già parlando di quell’uomo mai visto che era arrivato con l’ultima corsa della corriera? Forse, tutti, pensò.

Mentre apriva l’ombrello, non riuscendo comunque ad evitare di bagnarsi il soprabito, tirò fuori dalla tasca un foglietto spiegazzato. Nonostante la tempesta che si stava abbattendo sul villaggio, credeva di poter trovare la casa di Claire Marmor, una sua collega dell’Università. Dallo schizzo che la donna gli aveva consegnato, doveva incamminarsi poco fuori dal paese, dove avrebbe sicuramente visto la casa colonica color ocra dove viveva.

Mentre si incamminava fuori dal paese, considerava, con una sensazione indefinibile di sarcasmo e tristezza, a come sarebbe stato difficile per un suo antenato del 1100, anno di costruzione del maniero indicato dalla targa posta nella piazza principale, passeggiare a quell’ora per le strade di Château Saint Gervaise; molto probabilmente lo avrebbero accolto con lanci di pietre.

La luce fioca dei lampioni, inframezzata dalla pioggia che era divenuta torrenziale, rischiarava debolmente i suoi passi che lo portarono alla fine davanti ad una casa colonica, dalla facciata e dagli infissi sverniciati che avevano conosciuto tempi migliori.

Corse fino alla porta, illuminata dalla debole luce di un lampadario scosso con violenza dal vento carico di pioggia. Suonò il campanello e attese qualche attimo, ma anche porgendo l’orecchio non sentì alcun passo avvicinarsi al portone. Decise di bussare e inaspettatamente la porta si aprì: era aperta.

“Permesso…sono Daniel…Daniel Schoenfeld, Claire?”. Rimase fermo nell’ingresso, attendendo che qualcuno si presentasse. Ma sembrava che la casa fosse deserta, anche se l’ingresso era illuminato e lui era un ospite atteso. Decise di chiudere la porta e entrare; forse, Claire era nel suo studio sul retro e non lo sentiva.

Mise la sua valigia da viaggio vicino alla porta. Non sapeva cosa fare, se aspettare ancora, lasciare un biglietto o provare a chiamare nuovamente. Mentre rifletteva sul da farsi, una sensazione di freddo intenso lo avvolse; era stata la pioggia che lo aveva reso fradicio, sentiva che gli era entrata fin dentro le ossa, o semplicemente stava diventando vecchio, si disse tra sé e sé.

Mentre ascoltava il vento impetuoso e la pioggia che batteva con violenza contro i vetri, credette di udire dei rumori che provenivano dal fondo di quel lungo corridoio verde chiaro che portava al retro della casa.

Decise di seguire quei flebili rumori, camminando con molta circospezione. Soltanto alla metà del corridoio, quei rumori cominciarono ad essere più insistenti e poté notare che provenivano da una stanza con la porta socchiusa da cui filtrava la luce; man mano che si avvicinava, sentì più voci che si accavallavano a vicenda.

Quando arrivò nelle vicinanze della stanza, bussò gentilmente alla porta che si aprì.

“Buonasera…sono Daniel Schoenfeld…il portone era aperto”. Disse quasi scusandosi, prima di essere raggiunto da un freddo ancora più intenso che lo impietrì.

“…PER L’AMORE DEL CIELO!!! MI AIUTI!!!”. Urlò un uomo in abito talare che cercava di sostenere Claire Marmor, sdraiata sul letto, in preda alle contrazioni del parto. Sapeva che era incinta, ma non credeva che stesse partorendo proprio in quel momento. Schoenfeld si avvicinò al letto e prese la mano di Claire. La donna aveva il viso contratto in una smorfia di indicibile terrore e sofferenza, paonazza, rantolava vistosamente con il fiato corto, ma spesso emetteva versi gutturali, come stesse soffocando, ormai incapace di parlare. I capelli castani, scompigliati, le cadevano sul viso nascondendo parte della fronte, madida di sudore.

“COSA POSSO FARE!!?”

“LA PREGO, LE TENGA LA MANO!!!”. Urlò, entrando di corsa con una bacinella di acqua calda, una donna sulla cinquantina.

“Non dovrebbe essere portata in ospedale?” Cercò di chiedere Schoenfeld

“Non c’è più tempo!!! Mio Dio…” Singhiozzò un giovane che Schoenfeld riconobbe essere Thomas, fratello di Claire, rannicchiato in un angolo della stanza.

“Che cosa sta succedendo?!” Domandò l’uomo che teneva l’altra mano di Claire alla donna appena entrata.

“Il parto sarà molto difficile…può succedere di tutto…tieniti pronto Guy. Sarà peggio di quello che pensiamo…lei è sicuro di farcela a rimanere?” Chiese la donna.

“Farò quello che serve, deve solo chiedere”. Rispose Daniel cercando di non urlare.

“Il bambino dovrebbe nascere tra poco…almeno credo…non riesco a capire in che posizione si trova…il Signore ci aiuti…”. Sospirò la donna.

All’improvviso, dalla bocca di Claire iniziarono ad uscire dei fiotti di sangue, sempre più copiosi.

“STA PER NASCERE!!! MI PASSI QUELL’ASCIUGAMANO!!!”. Gridò la donna che si trovava davanti a Claire. Schoenfeld corse verso il comò ed afferrò l’asciugamano bianco: non avrebbe mai pensato di poter essere così veloce.

Il sacerdote iniziò a pregare in latino, facendo scivolare tra le dita i grani del rosario. Ma le condizioni di Claire sembravano sempre più disperate; incapace di urlare per il sangue che le usciva dalla bocca, si contorceva dal dolore.

“Anne!! Lo faccia uscire!!!” Urlò Thomas, rannicchiato nell’angolo, quasi volesse nascondersi nella parete.

“FACCIO QUELLO CHE POSSO!!! DANIEL!! devo tagliare il cordone ombelicale…deve tenere l’asciugamano…tra poco uscirà il bambino…mi dispiace per Claire…era una brava ragazza…non credo che ce la farà a sopravvivere”.

“Cerchi di salvarla!!” Disse Daniel, mentre si preparava a raccogliere il figlio di Claire.

Dopo pochi istanti, Claire emise un lungo e straziante grido, che riuscì a sorpassare anche i tuoni del temporale, per poi cadere distesa sul letto, ormai zuppo del suo sangue, senza più vita, con gli occhi sbarrati.

Daniel era come impietrito, ma poi si accorse che nonostante Claire fosse morta, suo figlio stava uscendo, insieme ad una copiosa emorragia di sangue. Dopo pochi secondi, il figlio di Claire uscì completamente dal corpo della madre morta; ma prima che Daniel e Anne potessero avvolgerlo nell’asciugamano, videro entrambi con sgomento che il bambino, intriso del sangue della donna, aveva già dei denti, aguzzi come lame, tra i quali poterono intravedere pezzi delle viscere della madre: aveva ucciso sua madre a morsi. Padre Guy iniziò a recitare l’eterno riposo, singhiozzando copiosamente.

“Che cos’è quell’essere?”. Chiese sottovoce Daniel a Anne.

“…un feto…deforme…”

“Che cosa facciamo?”

“…dobbiamo aspettare…non vivono a lungo”. Rispose Anne.

Il bambino aveva smesso di muoversi e di respirare. Nessuno sembrava osare toccarlo. Soltanto Anne, dopo aver preso lo stetoscopio e averne sentito il battito, osò toccarlo. Subito dopo lo avvolse completamente nell’asciugamano.

“È morto…”

“Per favore…usciamo da questa stanza per un po’, ne abbiamo tutti bisogno”. Disse padre Guy, facendo strada verso la porta della stanza, mentre abbracciava Thomas, in preda ad una crisi di nervi e pianto.

“Anne, per favore, dai un tranquillante a Thomas, è in uno stato pietoso…”

“Sì. Certamente…”

Seguirono tutti padre Guy, verso quello che era sicuramente il salone.

“Vado a fare del caffè…Daniel, vuole qualcosa di più forte?”

“Se avesse del cognac sarebbe meglio, credo”. Ebbe a malapena la forza di rispondere Schoenfeld.

“Buona idea…lo prendo anch’io”. Disse padre Guy.

“Allora cognac per tutti…”. Rispose Anne.

Daniel gettò un’occhiata fugace a Thomas, accasciato su una poltrona in marocchino rosso. Lui e padre Guy si erano seduti al tavolo ovale al centro della sala.

“...non ho mai visto un neonato con denti come lame che uccide la madre a morsi durante il parto”

“…ci siamo conosciuti nel momento peggiore…mi scusi, faccio le presentazioni: sono Guy Boulanger, parroco del paese, mia sorella Anne è l’ostetrica, lavora in ospedale a Marsiglia, ma date le sue condizioni Claire le aveva chiesto di seguirla, a quanto pare la gravidanza era subito stata difficile”

“Più che difficile!! scusi…non ho mai visto niente del genere…Grazie, Anne”. Disse Daniel mentre prendeva il bicchiere di cognac da Anne.

“Nella mia vita professionale come ostetrica ho assistito a molte cose…lei deve essere un collega di Claire?”

“Sì. Siamo entrambi professori alla Sorbona…eravamo colleghi, lei insegnava storia della medicina”

“Cosa l’ha portata qui?” Chiese con finta noncuranza padre Guy, mentre sorseggiava il suo cognac.

“Claire mi aveva chiesto…di tradurle un testo dall’ebraico. Sapeva che in questo periodo stavo facendo delle ricerche a Marsiglia, quindi, potevo raggiungerla qui per qualche giorno…non mi aveva dato molte informazioni…ma era un’amica, una cara amica”.

“…mi scusi…” Riuscì a pronunciare Anne prima di allontanarsi piangendo, molto più sconvolta di quello che voleva dare a vedere.

“…sa, mia sorella aveva fatto nascere Claire, trentasei anni fa…certe situazioni pongono l’uomo in una condizione…”. Cercò di continuare padre Guy, prima che anche lui fosse vinto dalle lacrime.

Rimasero in silenzio alcuni minuti. Daniel stava cercando le parole giuste, senza riuscirci; fu il parroco a riparlare per primo.

“…nonostante il tempo inclemente, dovremmo fare subito il funerale”

“Mi scusi… ma è morta da soltanto pochi minuti!!” Proruppe Daniel con veemenza.

“Capisco che le può sembrare molto strano…ma…vede, secondo la tradizione di questo piccolo paese, le anime dei morti per morte violenta se non vengono seppelliti entro trentatré ore dal decesso sono preda dei demoni…so che può sembrare una leggenda…e poi con quel bambino…dobbiamo sbrigarci, i demoni corrono veloci.” Pronunciando queste frasi si alzò facendo un cenno alla sorella che lo seguì nella camera di Claire; la stavano preparando per il funerale. Dopo pochi minuti, uscirono dalla stanza.

“Vado a prendere la macchina…c’è una bara nella piccola cappella del cimitero, la metteremo lì e poi nella tomba di famiglia…”

“E il bambino?” Chiese Daniel attonito.

“Non possiamo seppellirlo in terra consacrata…lo porterò nel cimitero degli appestati...è un antico cimitero che risale al 1348, durante la peste nera ci seppellivano i morti per peste per paura del contagio. Si trova su un collinetta isolata…Daniel, ho bisogno del suoi aiuto”

Daniel seppe solo annuire. Ma dopo pochi istanti, si fermò nel mezzo del corridoio.

“E il padre del bambino? Non era sposata…dovremmo avvertire il compagno”

“Claire non ha mai voluto dire chi fosse”. Disse con una voce irriconoscibile Thomas, bianco come un sepolcro di marmo.

Daniel rinunciò. Lui e padre Guy presero i due corpi e li posero sul sedile posteriore della macchina, mentre il temporale continuava impetuoso. Anne sarebbe andata in chiesa con Thomas.

 

romanzo neogotico

 

Mentre la macchina si avvicinava al cimitero del paese, situato su una collinetta isolata coperta dai boschi ormai brulli, Daniel non riusciva a smettere di pensare a quello che aveva visto.

“So quello che sta pensando…che è una superstizione tipica dei piccoli paesi, non è vero?” Chiese padre Boulanger.

“Non posso giudicare le credenze religiose degli altri…ma forse la famiglia di Claire…”

“Erano rimasti soltanto Thomas e lei, i genitori erano morti molti anni fa. Non avevano parenti prossimi…sa, Daniel, siamo gente semplice, le persone del paese non capirebbero, ci sarebbero pettegolezzi a non finire. La vita di Thomas diverrebbe un inferno…”

“È già successo? Voglio dire la nascita di un bambino che uccide la madre a morsi?”

“…non lo so…ma negli ultimi venticinque anni no, cioè da quando sono divenuto parroco di Saint Gervaise”

“Posso assistere al rito funebre? Claire era una mia amica…ma non sono cattolico, sono ebreo”

“Dio ama la varietà”. Disse padre Guy con un sorriso bonario, ma poi si fece subito serio. “Ho paura che stia per accadere qualcosa di sinistro…quella nascita potrebbe essere un segno…abbiamo bisogno delle preghiere di tutti, anche delle sue…abbiamo assistito a qualcosa…siamo arrivati”.

Due deboli lampioni illuminavano il cimitero avvolto dalla notte. Scesero dalla macchina. Padre Boulanger prese l’aspersorio e benedì le due salme.

“Daniel, mi segua, andiamo nella cappella…mi stia vicino…i demoni corrono veloci, si ricordi”.

Sollevarono il corpo di Claire e lo portarono nella piccola cappella alla fine del cimitero; era un edificio molto malridotto, umido e poco illuminato. Non era la prima volta che Daniel assisteva ad un funerale cattolico, ma aveva sempre avuto la sensazione di essere un intruso in casa d’altri. Nel silenzio di quella cappella, mentre padre Guy pregava sommessamente, riuscì a riordinare in parte i pensieri di tutto quello che era successo: in poche ore aveva assistito a qualcosa di orribile. Era completamente assorto, quando cominciò a sentire, nonostante la pioggia battente, un abbaiare furioso di cani.

“Padre…li sente?”. Chiese preoccupato.

“SÌ. I DEMONI CHE CORRONO VELOCI, ALLORA È TUTTO VERO!!!PRESTO!!! MI AIUTI CON QUELLA PANCA…NON DEVONO ENTRARE IN UN LUOGO CONSACRATO”

“CHE COSA VOGLIONO?!”

“NON LO SO!!!…”

Con uno sforzo notevole, riuscirono entrambi a spostare una pesante panca di legno sbarrando la porta della cappella, appena in tempo prima che un’orda furiosa di cani si abbattesse ringhiando contro il portone, cercando di abbatterlo.

“CREDE CHE LA PORTA RIUSCIRÀ A RESISTERE?!!” Gridò Daniel, mentre un sudore freddo lo ricopriva.

“CHE ORE SONO?!”

“MA LE PARE IL MOMENTO DI CHIEDERMI L’ORARIO?!!”

“CHE ORE SONO?!!”

“Sono le…ventidue e 45 minuti…”

“Se la porta resiste altri quindici minuti saremo salvi…allo scoccare delle ventitré avremmo un’ora per seppellire il bambino…”. Rispose ansimando padre Guy.

I cani continuarono a scagliarsi con violenza contro il portone della cappella fino a che la torre campanaria non iniziò a rintoccare le ventitré. Schoenfeld sentì che la turma di carni si stava allontanando.

 

romanzo neogotico

 

“Aveva ragione…”. Disse Daniel con un sospiro di sollievo.

“Devo finire il servizio funebre…è importante”.

“Lei mi deve delle spiegazioni” Sbottò Daniel senza tante cerimonie.

“Le avrà tutte, PROFESSOR SCHOENFELD!!!, ma se per lei l’anima di una persona è degna di attenzione mi aiuterà a seppellire Claire come si deve”. Gli rispose con un tono che non ammetteva repliche padre Guy.

Uscirono sotto la pioggia portando il feretro verso la tomba di famiglia di Claire. Fu padre Boulanger ad aprire il sepolcro di marmo; con l’aiuto di Daniel posero la bara al suo interno, dove riposavano anche i genitori di Claire.

“Che la terra ti sia lieve, Claire”. Dette queste parole, Daniel prese un sasso e lo depose, come prescrive l’usanza ebraica, sulla tomba.

“Daniel, dobbiamo andare…”

“Perché non seppelliamo il bambino con Claire?”

“Le giuro che le darò delle spiegazioni, ma dobbiamo fare presto…non abbiamo molto tempo…il cimitero degli appestati è poco distante, io prendo il bambino…mi segua”.

Si inoltrarono a piedi dentro il bosco, per arrivare entro pochi minuti ad un cimitero diroccato, con tombe rovinate dal tempo e sprofondate nella terra nera della notte.

Padre Guy depose il bambino, recitando una benedizione, in una fossa che Daniel scavò con una pala di fortuna.

“Dobbiamo andare. Per la sicurezza di tutti, questa notte, noi quattro, io, lei, Anne e Thomas la passeremo in chiesa. Presto, andiamo…Le posso chiedere di guidare? Sento che le forze potrebbero mancarmi in qualsiasi momento.” Disse Padre Guy con un filo di voce, accasciandosi dentro la macchina. Soltanto allora Daniel vide che aveva di fronte un uomo molto provato.

Non rispose nemmeno, ma si pose alla guida dell’auto. Seguendo le istruzioni del prete, arrivarono poco dopo alla chiesa di Saint Gervaise, adiacente alle mura. Si trattava di una chiesa in stile romanico, molto antica. Padre Guy prese le chiavi dalla tasca e aprì il pesante portone in legno.

All’interno della chiesa, illuminata dalle candele, si trovava anche Anne, intenta a pregare davanti all’altare della Vergine.

Padre Boulanger si avvicinò alla sorella.

“Anne…Anne, devi farti forza…Dov’è Thomas?”

“È su quella panca…non volevo che stesse solo…tutto bene?”

“Sì. Certo…senti, accompagna Thomas nella camera degli ospiti, io e Daniel facciamo una chiacchierata… Daniel…ci accomodiamo nella sacrestia…io prenderò un whiskey, lei ne vuole?”

“Meglio di no…Le dispiace se mi siedo?”

“Faccia come fosse a casa sua…”

Dalla poltrona in cui era sprofondato, Daniel poteva vedere, attraverso le vetrate colorate della sacrestia che raffiguravano l’arcangelo Michele, le strade illuminate dai lampioni antichi, ancora bagnate dalla pioggia incessante. La sacrestia si trovava proprio all’interno delle mura, a dirupo sulla roccia del dosso su cui era stato edificato il castello di Saint Gervaise.

Schoenfeld gettò uno sguardo severo verso padre Guy, che se ne accorse.

“Se guarda in questo modo anche i suoi studenti, devono tutti tremare alla sua presenza, non è vero?”

“I miei studenti non mi portano, in piena notte, in un cimitero a seppellire una donna morta di parto mentre un’orda di cani rabbiosi vuole sbranarci”. Rispose tagliente Daniel.

“Ha diritto a delle spiegazioni…certamente, ma io non so tutto…allora, dall’inizio: il parroco precedente, padre Serge, era un uomo molto colto, ma aveva delle posizioni troppo intransigenti in materia di fede per fare carriera nella gerarchia ecclesiastica, così era stato relegato qui, invece che essere in Vaticano. In ogni modo, sul finire della sua vita, mi aveva voluto come diacono, era anziano e malato, aveva bisogno di aiuto. Quasi alla fine, mi disse che molti anni prima aveva assistito una donna che stava per partorire e che era morta dando alla luce un bambino con denti affilati”

“Come Claire!!Allora era già successo!!”

“Sì. Era successo, ma moltissimi anni fa…ma non diede altri dettagli…e poi disse che una orda di cani aveva cominciato a girare di notte, aggredendo e sbranando chiunque incontrasse…sembrava una leggenda…ma quando a Claire è successa la stessa cosa ho ricollegato tutto: una donna che muore di parto a causa di un figlio che la uccide con i denti come lame, l’orda di cani…e poi la frase che disse alla fine: i demoni corrono veloci. Non ho più potuto dimenticare…ma adesso, ho paura, anche se ho fatto tutto quello che potevo, dal punto di vista religioso, perché Claire fosse accolta in paradiso, tra le anime celesti”

“E il bambino? Forse, perché non è stato battezzato?”

“No, non per quello…solitamente i bambini nati morti o morti appena nati sono sepolti nel cimitero, con una regolare funzione funebre…quel bambino non era un bambino normale…padre Serge non mi ha mai detto cosa fosse quell’essere, ma era un essere demoniaco e credo che Claire sapesse che la sua vita stava per finire…”

“Era molto preoccupata, mi aveva chiesto di venire qui per fare una traduzione dall’ebraico di una specie di saggio, le ne sa qualcosa?”

“No, ma aveva paura, paura della gravidanza, davvero difficile, e poi il fatto che avesse sempre evitato di parlare del padre del bambino”.

“Cosa pensa di dire alla gente di Claire?”

“Una specie di verità: è morta di parto dando alla luce un bambino nato morto. Il funerale si è svolto in forma strettamente privata”

“Pensa che ci crederanno?”

“Sì. La famiglia di Claire è sempre stata molto riservata. Non ci saranno problemi…”

“Scusi se la contraddico, ma credo proprio che i problemi siano soltanto iniziati. Il male è insaziabile”

“Lei può andarsene…”

“Ma Claire era una mia cara amica…voglio sapere cosa le è successo…se fossi arrivato prima, forse l’avrei potuta aiutare, ma posso aiutare lei adesso”

“Senta, è bene che lei stia qui in canonica, e non mi importa un fico secco se è ebreo…per lei è un problema?”

“No… e la ringrazio dell’ospitalità”

“C’è un’altra camera degli ospiti, gliela faccio sistemare da Anne. Adesso, vorrei pregare, ho bisogno che Nostro Signore mi dia la forza”.

Daniel si sentiva estremamente frastornato; in poche ore aveva assistito a degli eventi mostruosi, di cui non sapeva niente ma che lo avevano coinvolto. Non poteva andarsene, anche se la ragione gli diceva che avrebbe dovuto fuggire da quel posto.

Dopo quello che era successo, credeva che non avrebbe chiuso occhio per tutta la notte, ma, con sua grande sorpresa, appena appoggiò la testa sul cuscino, nella piccola camera color glicine, crollò in un sonno profondo.

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