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Storia degli ebrei in Europa

Solitamente il grande pubblico non conosce la storia del giornalismo, ma soltanto, e in modo molto approssimativo, la storia contemporanea. Sussiste, quindi, l’errata convinzione che la storia non abbia declinazioni e specializzazioni, ma sia soltanto una mera elencazioni di fatti e eventi. In realtà, la storia ha molteplici specializzazioni, tra cui la storia del giornalismo. Naturalmente, per scrivere saggi e articoli di storia del giornalismo è necessaria una profonda conoscenza della storia contemporanea, soprattutto se si vogliono affrontare temi complessi, come la storia degli ebrei in Europa attraverso un grande giornale nazionale quale il “Corriere della Sera”. La scelta della testata è stata determinata dal particolare ruolo rivestito dal “Corriere” in quegli anni: il quotidiano milanese, infatti, è il più importante organo di informazione nel panorama del giornalismo italiano dell’epoca. Ciò che ha spinto ad analizzare quel preciso periodo storico è stata la scarsezza, fino ad oggi, di specifiche ricerche sulla trattazione di temi ebraici nella stampa italiana, elemento che rende la materia un campo di studio interessante e aperto a ulteriori sviluppi. Lo studio del “Corriere della Sera” non ricostruisce soltanto l’atteggiamento del giornale verso le tematiche ebraiche, in prevalenza inerenti la storia degli ebrei in Europa, ma fornisce, indirettamente, anche informazioni sugli ebrei in Italia. La quasi totale assenza di notizie relative alla comunità ebraica nel nostro Paese, che di per sé poteva anche indicare un disinteresse, alla luce dell’attenzione verso il caso Dreyfus, i pogrom russi e il sionismo, è da inserire in un’ottica implicitamente ottimista della situazione italiana. Il “Corriere della Sera” riteneva, infatti, l’emancipazione degli ebrei in Italia compiuta; quindi, per esempio, l’appartenenza alla religione ebraica di personaggi eminenti, come il Ministro della Guerra Giuseppe Ottolenghi e il Ministro delle Finanze Leone Wollemborg, era appena accennata e citata, per inciso, come un qualsiasi tratto caratteristico senza particolari connotazioni di sorta. Il giornale ignorava volutamente quelle posizioni antisemite proprie di ambienti cattolici intransigenti e di nuovi filoni culturali. Fatti come quello accaduto all’Istituto Seghetti di Verona, la recita nella scuola di una commedia che riproponeva l’accusa di “omicidio rituale”, erano valutati come frutto non dell’intolleranza e del rifiuto, ma di pregiudizi culturali e religiosi non radicati nell’opinione pubblica.

La storiografia ha affrontato la storia degli ebrei in Europa da molteplici angolazioni, ma la sua trattazione attraverso la stampa rimane ancora oggi un’area poco esplorata, a cui il presente saggio intende dare un contributo particolare, attraverso un insolito, attento e puntiglioso sguardo milanese sull’Europa della Belle Époque, con le sue luci e le sue ombre.

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